VIDEO: Il primo volo del trimarano Maxi Edmond de Rothschild Gitana 17

Il 17 luglio, giorno del suo varo a Vannes, il Maxi Edmond de Rothschild è entrato nella leggendaria flotta Gitana, saga familiare unica al mondo iniziata dalla famiglia Rothschild nel 1876 sulle rive del lago di Ginevra.

Questo gigante di 32 metri di lunghezza per 23 di larghezza, con un peso a vuoto di 15 tonnellate, armato da Ariane e Benjamin de Rothschild, è frutto di quasi tre anni di lavoro di 250 persone tra progettazione e costruzione, riassumendo l’audacia e lo spirito imprenditoriale dei suoi proprietari. Si apre infatti il cammino di una nuova generazione di grandi trimarani oceanici volanti.

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Un gioiello di carbonio pensato dal Team Gitana in collaborazione con Verdier, il progettista diventato noto per aver disegnato molti degli IMOCA 60 del Vendée Globe.

Andrea Mura trionfa alla terribile Ostar ed è leggenda

Andrea Mura, a bordo del suo Open 50 Vento di Sardegna, si è aggiudicato la prestigiosa Ostar 2017 in 17 giorni, 4 ore, 6 minuti, 19 secondi entrando nella leggenda.

E’ stata una OSTAR estremamente impegnativa, sono contento di essere qui sano e salvo“, sono queste le prime parole del velista sardo classe 1964, primo al traguardo della più famosa transatlantica in solitario, salpata da Plymouth il 29 maggio scorso e terminata alle ore 18 circa (ora italiana) del 15 giugno a Newport, nel Rhode Island, percorrendo 2800 miglia.

Sempre in testa dall’inizio alla fine della regata, per Andrea Mura si tratta del terzo successo su questa stessa rotta, avendo vinto (in coppia con Riccardo Apolloni) la Twostar del 2012 e (in solitaria) la Ostar del 2013.

Mura con questo successo ha dimostrato ancora le sue capacità fuori dall’ordinario come velista, come tattico (ha scelto una rotta estremamente settentrionale interpretando al meglio il vento), come tecnico che sa mettere a punto perfettamente barca e vele e come marinaio che riesce sempre a cavarsela in ogni situazione. E’ venuto fuori, infatti, da una terribile burrasca con venti oltre i 60 nodi e onde di 15 metri,, che ha eliminato due terzi della flotta, e ha dovuto riparare una grave avaria al motore della chiglia basculante, problema lo ha costretto a due soste tecniche in rada quando ormai aveva raggiunto in continente americano e che probabilmente gli è costato la vittoria nella classifica Gipsy Moth (in tempo compensato).

Si “accontenterà”, per così dire, della vittoria assoluta (Line Honours) e nella vittoria di classe (Ostar Line) e speriamo che, grazie a questa dimostrazione di forza, carattere e tenacia, stavolta sia quella buona per riuscire a coronare il suo sogno di partecipare alla prossima Vendée Globe.

Ricordiamo infatti che il suo precedente progetto era naufragato causa sponsor e aveva dovuto vendere il suo Imoca. Ma Mura non si era perso d’animo: ha comprato d’occasione Vento di Sardegna, lo ha trasformato in una barca velocissima, l’Open 50 più veloce al mondo, e ha affrontato nuovamente l’Atlantico e la Ostar, nonostante il precedente proposito di non riprovarla più.

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Queste i suoi primi pensieri dopo l’arrivo:

“Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno seguito tramite giornali, TV e web, ed anche tramite i social, so che sono stati centinaia di migliaia, mi hanno fatto sentire un affetto ed una vicinanza incredibili – sottolinea Mura – anche in mezzo all’Oceano non mi sono mai sentito veramente solo. Vorrei ringraziarli ad uno ad uno”

“Ringrazio anche i nostri sponsor tecnici, veri e propri partner, grazie a loro questa barca è arrivata qui praticamente senza danni – aggiunge Mura – Ricordiamo che Vento di Sardegna è un progetto del 1997, partorito dal genio italiano di Felci. E’ una barca  attempata, che abbiamo migliorato nel corso degli anni, ideale per regate impegnative come la Ostar”.

E questo lo splendido palmares di Andrea Mura, a cui si aggiunge oggi l’ennesimo trionfo:

• 2010, Route du Rhum, famosa regata transatlantica in solitario che si svolge ogni quattro anni, 3.543 miglia attraverso le fredde acque del Nord Atlantico, fino ai Caraibi. Con questa vittoria, Andrea è il primo italiano ad entrare nella leggenda.
• 2012, vittoria e record sia nella Twostar (13 gg 14 h), sia nella Quebec – S. Malò.(11 gg, 12 h)
• 2013, vittoria nella Ostar, 2.850 miglia dall’Inghilterra agli Stati Uniti, la più dura delle regate in solitario perché a temperature polari, controvento e controcorrente.
• Andrea ha vinto nel 2011 e nel 2014 il Premio “Velista dell’Anno”.
• A novembre 2014 ha concluso al secondo posto (primo dei monoscafi) la Route du Rum 2014 – Destination Guadeloupe in “Rhum Class”

Partita oggi da Plymouth la Ostar 2017: due gli italiani alla grande sfida atlantica

E’ partita oggi intorno alle 14 italiane dal porto inglese di Plymouth, l’edizione 2017 della mitica Ostar. Partenza posticipata di circa un’ora rispetto alla tabella di marcia a causa della nebbia che ha rallentato gli spostamenti delle navi in zona.

Ieri la giornata è stata dedicata alle cerimonie e agli onori tributati al mitico Gipsy Moth, che è arrivato in porto con a bordo il figlio di sir Chichester.

La Ostar si svolge ogni 4 anni sul percorso di 2.850 miglia tra PlymouthNewport, negli USA, ed è la regata più antica e leggendaria per navigatori solitari, considerata da tutti la più dura perché contro vento, contro mare, contro corrente e a temperature polari intorno ai 5° sia dell’aria che dell’acqua e per le alte latitudini (sino al 59° parallelo nord).

I partecipanti italiani sono due: Andrea Mura, campione in carica, sull’Open 50 “Vento di Sardegna” e Michele Zambelli a bordo del Class 950 “Illumia 12“.

Correndo come Defender le responsabilità e le difficoltà saranno ancora maggiori, ma Andrea Mura è molto concentrato e assolutamente desideroso di bissare il successo di 4 anni fa.

Nei giorni scorsi a St Malò Mura ha svolto la messa a punto degli ultimi dettagli tecnici e delle attrezzature di bordo, con aggiornamenti software e hardware, la sostituzione della radio, le nuove carte nautiche, la sostituzione delle cime e soprattutto l’installazione delle nuove vele, fornite dalla stessa Veleria Andrea Mura e realizzate con una tecnologia di altissimo livello utilizzando una nuova fibra di Dynema. Le vele di Vento di Sardegna sono le prime al mondo realizzate con il filato “sk99 low crimp”: ancora più leggere e performanti delle precedenti realizzate in kevlar e carbonio, un vero passo avanti. Altra grande novità è la protezione del pozzetto in acciaio e strataglass contro le gelide burrasche della Ostar.

La partecipazione di Andrea Mura non è finalizzata solo alla vittoria ma rivolta anche al reperimento di nuovi sponsor per progettare prossime sfide: infatti il sogno di Andrea Mura di prendere parte alla scorsa Vendée Globe è sfumato, purtroppo, proprio a causa della mancanza di sponsorizzazioni.

Date le infernali condizioni meteo marine affrontate nell’ultima edizione, e felice di aver portato a casa la “pelle” nonostante le terribili burrasche incontrate, Andrea Mura aveva giurato di non ritentare più quest’avventura. Ma qualcosa gli ha fatto cambiare idea: da una parte la passione ed il richiamo del mare e dall’altra il desiderio di trovare sponsor che gli permettano di realizzare il sogno di partecipare alla Vendée Globe 2020.

Michele Zambelli Illumia 12 Ostar
Michele Zambelli su Illumia 12 – Foto Di Francesco

Michele Zambelli, skipper romagnolo giovane (classe 1990) ma con tantissime miglia sulle spalle, tra cui una grande stagione nella Classe Mini nel 2015, affronta invece questa sfida per la prima volta. Per lui particolare attenzione all’abbigliamento e al sistema di riscaldamento a gasolio che si è inventato per affrontare il temibile freddo di quelle latitudini atlantiche.

Particolare la storia della sua imbarcazione: ora ribattezzata “Illumia 12”, precedentemente era “Tenace“, la barca autocostruita con impegno e passione dal compianto Alessandro Bruno, skipper genovese scomparso purtroppo in un tragico incidente sugli sci nel dicembre 2013.

Alessandro Bruno Tenace Class 950
Alessandro Bruno sul suo “Tenace”

A questo link è possibile seguire il tracking ufficiale della regata.

Mentre sul sito Windy si può seguire l’evolversi delle condizioni meteo in tempo reale.

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I partecipanti alla Ostar 2017
I partecipanti

Il futuro della Volvo Ocean Race sarà monoscafo o multiscafo? Ecco la sorprendente risposta

Volvo Ocean Race svela il futuro con la combinazione monoscafo-multiscafo, il test definitivo per i professionisti della vela.

La Volvo Ocean Race ha risolto la questione se il suo futuro dovrebbe essere monoscafo o multiscafo…..optando per entrambi!

L’introduzione di un monoscafo da 60 piedi (18,29 metri) dotato di foils per le regate oceaniche più un catamarano “volante” ultraveloce da 32-50 piedi (10-15 metri) per l’uso inshore porterà  la competizione ad un livello estremo di vela professionale.

La direzione gara ha annunciato la futura generazione di barche One Design – introdotte nel 2019 e progettate per essere utilizzate per almeno sei anni – come il fulcro della propria visione per il prossimo decennio, che aumenterà notevolmente la posta in palio sia in termini sportivi che di valore commerciale.

Abbiamo affrontato molti dibattiti sulla diatriba multiscafo contro monoscafo, con validi argomenti in entrambe le direzioni. Abbiamo deciso per tre carene: un monoscafo e un catamarano!” ha dichiarato Mark Turner, CEO di Volvo Ocean Race, in occasione di un evento speciale presso il Volvo Museum di Göteborg, sede dei co-proprietari della competizione, Volvo Group e Volvo Car Group.

Questa nuova formula per la Volvo Ocean Race, per la prima volta, metterà alla prova velisti di primo livello in entrambi gli aspetti di questo sport – con il monoscafo che continua ad incarnare il nostro DNA per le regate in oceano ed i multiscafi “volanti” a rappresentare le tecnologie più moderne ed avanzate. Stiamo cercando di utilizzare lo strumento migliore per ogni disciplina. Questo spingerà gli atleti e i team a livelli che non hanno mai dovuto raggiungere in precedenza per assicurarsi uno dei più importanti premi della vela“.

Volvo Ocean Race barca

Per vincere la Volvo Ocean Race in futuro sarà richiesta la competenza in entrambi i tipi di scafi, in quanto entrambe le forme di regata saranno corse sostanzialmente dallo stesso equipaggio. Attualmente la serie In-Port conta solo come tie-break in caso di parità di punteggio alla linea di arrivo; nel 2014-15 ha cambiato effettivamente le posizioni complessive per due squadre, confermandone la difficoltà e la validità come prova selettiva. In futuro, la serie In-Port avrà ancora più importanza, pur restando il fatto che saranno ancorale tappe oceaniche ad assegnare la maggior parte dei punti.

Il francese Guillaume Verdier sta progettando il nuovo monoscafo, che utilizzerà foils di ultima generazione ed è essenzialmente un IMOCA 60 con il “turbo”. Il progetto prevede che il design dello scafo sia convertibile, in modo relativamente rapido e poco costoso, in un’imbarcazione IMOCA conforme alle regole, in grado di competere in altri eventi importanti del circuito IMOCA, come ad esempio la Vendée Globe e la Barcelona World Race.

E’ stata invece aperta da poco la gara d’appalto per la progettazione dei catamarani (32-50 piedi, 10-15 metri) che saranno costruiti secondo una regola rigorosa di One Design, come per i monoscafi, e permetteranno di sfruttare l’ultima tecnologia “volante” a costi relativamente bassi.

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Volvo Ocean Race Imoca monoscafo

L’America’s Cup, uno degli altri pilastri del nostro sport, sarà sempre all’avanguardia nello sviluppo, con incredibili evoluzioni tecnologiche mozzafiato che vedremo già la prossima settimana alle Bermuda“, ha dichiarato Turner. “Abbiamo visto gli stessi progressi tecnologici nella classe IMOCA con l’introduzione dei foils nella recente Vendée Globe. Il nostro obiettivo come Volvo Ocean Race è quello di portare il livello il più in alto possibile, nei limiti dei bilanci delle campagne esistenti e nel contesto di One Design, dove si è obbligati a congelare il livello tecnologico per ogni ciclo di gara“.

Le costruzioni iniziali saranno 8, sia per i monoscafi che per i multiscafi, e saranno messe a disposizione delle squadre con un contratto di locazione, eliminando così la barriera dell’acquisto di asset che spesso impedisce la formazione delle squadre, con gli sponsor coinvolti nella prossima edizione 2017-18 che avranno la precedenza . La prima delle nuove barche sarà completata entro gennaio 2019, con tutta la flotta pronta entro la metà di quell’anno.

Persico Marine a Bergamo dirigerà la costruzione del nuovo monoscafo e il team specialisti The Boatyard completerà la fase di assemblaggio finale, in una località ancora da definire.

Volvo Ocean Race

Le nuove barche verranno consegnate in locazione e, insieme al crescente pacchetto di vantaggi forniti centralmente dall’organizzazione gara, ci aspettiamo che i bilanci siano tenuti sotto controllo“, ha proseguito Mark Turner. “I budget dei team sono in media di 10-12 milioni di euro, distribuiti in due anni. La fornitura di attrezzature e servizi centralizzati permetterà agli atleti di concentrarsi sulla pura competizione velica piuttosto che pensare a moltiplicare i costi nelle campagne“.

Verdier, che attualmente sta finalizzando i progetti per le barche di nuova generazione a fianco del suo team di designer, ha dichiarato: “Sono davvero entusiasta che mi sia stato affidato il compito di progettare la nuova generazione di barche Volvo Ocean Race. I velisti che partecipano a questa regata hanno una reputazione di atleti implacabili che affrontano le sfide con il massimo impegno, e il design futuro della barca riflette il loro spirito. Per questo motivo è importante mantenere un certo livello di sicurezza nella progettazione, particolarmente importante anche in considerazione dei luoghi in cui la flotta gareggerà, come i mari del Sud. E’ una grande sfida progettare un’imbarcazione che sia straordinaria per navigare, ma allo stesso tempo sicura.

Le Cléac’h ha vinto la Vendée Globe battendo Thomson. La situazione degli atleti ancora in corsa.

La Vendée Globe si è conclusa come previsto, con la vittoria del favorito Armel Le Cléac’h su <Banque Populaire VII>. La cosa che non era previsto era una battaglia così serrata fino all’ultimo col secondo classificato Alex Thomson su <Hugo Boss>, grandissimo protagonista delle fasi finali con una poderosa rimonta, ma anche dell’intera regata, regalando a tutti gli appassionati uno straordinario testa a testa lungo 50.000 chilometri.

Lo skipper bretone, soprannominato Sciacallo, ha anche fatto segnare il record della manifestazione, giro del mondo in solitario e senza scalo nata nel 1989, con 74 giorni, 3 ore e 35 minuti, battendo di quasi 4 giorni il tempo del campione in carica Francois Gabart e prendendosi una fantastica rivincita dopo due secondi posti.

Lo straordinario tempo fatto segnare sembra confermare una volta di più la straordinaria velocità degli Imoca60 “volanti”, cioè dotati di foils, le derive che sollevano insieme ai timoni la barca dall’acqua e consentono accelerazioni brutali, vera novità di quest’edizione e adottati da quasi tutti i primi classificati.

Il giorno dopo la conclusione della regata per i primi due classificati, passata l’eccitazione procurata da un insolito arrivo che si può definire al “foto-finish” dopo oltre 24.500 miglia, ci sembra però interessante puntare l’attenzione sui navigatori che ancora non hanno tagliato il traguardo.

Il riferimento con l’edizione 2012, vinta da Francois Gabart, conferma i tempi di percorrenza record dei primi tre classificati, visto che Jeremie Beyou al momento terzo si trova a poco più di 500 miglia dall’arrivo.

Le posizioni degli altri concorrenti fotografano situazioni diverse:

quarto, quinto e sesto, che navigano molto vicini tra loro, hanno ormai superato il Tropico del Cancro e Jean-Pierre Dick, unico dei tre ad utilizzare i “foils”, potrà confermare il vantaggio offerto da questa soluzione se riuscirà a classificarsi quarto;

Louis Burton ha appena passato l’Equatore e registra un buon vantaggio sul gruppo che sta superando il Tropico del Capricorno;

quattro imbarcazioni hanno da poco doppiato Capo Horn e navigano poco distaccate tra loro, mantenendo una velocità media simile, ad eccezione di Rich Wilson, al quattordicesimo posto e leggermente più attardato;

Didac Costa, al quindicesimo posto dopo la disavventura in partenza e costretto ad una regata di inseguimento, è riuscito a risalire diverse posizioni ed oggi è davanti al gruppo degli scafi che ancora non hanno doppiato il Capo, tallonato da Romain Attanasio;

infine gli ultimi due skipper, molto attardati, hanno ancora circa un terzo delle miglia da percorrere, con Pieter Heerema penultimo ed unico scafo tra gli inseguitori equipaggiato con i “foils”.

Incredibile record per Alex Thomson in piena Vendée Globe

Alex Thomson ha battuto il record di distanza in solitario in 24 ore con un monoscafo: 536,81 miglia nautiche (oltre 994 kilometri). Une performance straordinaria!

Tra le 7:00 di domenica 15 gennaio e le 7:00 di questo lunedì 16 gennaio 2017 (24 ore), Alex Thomson, tenace inseguitore di Armel Le Cléac’h nella Vendée Globe, ha stabilito un record incredibile, coprendo circa 536,81 miglia nautiche (circa 1000 chilometri) ad un media straordinaria di 22,36 nodi!

Il record era detenuto dal campione in carica della Vendée Globe, François Gabar, che durante l’edizione 2012/13 aveva percorso 534,48 miglia in 24 ore (22,27 nodi di media) a bordo di <Macif>.

Per ora, il record è in attesa di convalida da parte del World Sailing Speed Record Council (WSSRC), l’organismo internazionale che tiene accuratamente i conti in materia. Se verrà approvato, lo skipper di <Hugo Boss> avrà superato di 2,33 miglia François Gabart, riprendendosi il record da lui stesso detenuto tra il 2003 e il 2012.

Nonostante questo incredibile ritmo di navigazione, Thomson si trova ancora alle spalle di <Banque Populaire VIII> di circa 80 miglia, quando, dopo aver superato le Azzorre, al traguardo finale ne mancano circa 800.

Alex Thompson Hugo Boss Vendèe Globe
Hugo Boss ©Jean-Marie Liot / DPPI / Vendée Globe

GLI ALTRI
Con la sfida per la vittoria riservata ai soli duellanti sopra citati, altre 8 imbarcazioni stanno attualmente navigando nell’Oceano Atlantico, mentre il gruppo di 4 concorrenti occupanti dall’11esima alla 14esima posizione sta effettuando il passaggio di Capo Horn con situazione meteo difficile,viste le depressioni e i forti venti settentrionali da 40 nodi provenienti dalla Patagonia e dalla Cordigliera delle Ande. La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che gli skipper della Vendée Globe devono rispettare la Zona di Esclusione Antartica (AEZ), che si trova sole 80 miglia a sud di Capo Horn.

LA RIMONTA DI DIDAC COSTA
Gli ultimi 4 concorrenti si trovano in pieno Pacifico, ancora piuttosto distanti dal Canale di Drake. Tra questi, da rimarcare sicuramente l’impresa degna di nota di Didac Costa: dopo la sfortunatissima partenza, in cui una grave avaria lo ha costretto addirittura a tornare indietro al punto di partenza per le necessarie riparazioni, lo skipper spagnolo non si è perso d’animo e, nonostante le giornate di navigazione perse (dopo pochi giorni aveva già 1800 miglia di ritardo dal primo), è ripartito inseguendo il gruppo da lontano, avvicinandosi costantemente fino a rimontare parecchie posizioni fino all’attuale 15esima.

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Vendée Globe, collisioni e avarie riducono ancora il gruppo

Sono trascorse tre settimane dalla partenza della Vendee Globe, l’intera flotta ha ormai passato la zona equatoriale.

Le posizioni ad oggi registrate evidenziano una netta differenza tra il gruppo di testa, composto da sei scafi che hanno appena doppiato il Capo di Buona Speranza, altre cinque imbarcazioni che si apprestano a doppiarlo ed il gruppo che lotta ad una distanza di oltre 3000 miglia dai primi.

La classifica conferma, almeno per ora, il vantaggio per gli scafi dotati di foils, anche se la quarta e sesta posizione sono occupate da imbarcazioni senza questo dispositivo, rispettivamente <SMA> e <Quéguiner – Leucémie Espoir>.

Vendée Globe Capo di Buona Speranza

Lo skipper Alex Thomson, autore di un’ottima prestazione sebbene vittima di una collisione che ha procurato la rottura di uno dei foil, ha sfiorato per un soffio il record di traversata sino all’Equatore ed è stato ora superato da Armel Le Cléac’h.
<Banque Populaire VIII> e <Hugo Boss> navigano molto vicini nell’area dei Quaranta Ruggenti, separati da una distanza inferiore a 3 miglia.

Purtroppo si registrano ancora altre avarie:
– Tanguy de Lamotte (rottura dell’albero) sta tornando a Les Sables d’Olonne
– Bertrand de Broc (collisione con danni allo scafo) si ritira
– Vincent Riou (danni da collisione) si ritira
– Jérémie Beyou, ora al quinto posto, procede con difficoltà a causa di avaria al sistema satellitare per le informazioni meteo

Non parliamo solo dei primi, accendiamo un faro anche sul gruppo più distanziato, dove veri marinai lottano a prescindere dalla disponibilità delle dotazioni dipendenti dal budget economico, soddisfatti della loro prestazione nella speranza di concludere l’impresa: il giro del mondo in solitario.

Bertrand de Broc Vendèè Globe
Bertrand de Broc ©Jean-Marie Liot / DPPI / Vendèe Globe

Vendée Globe: nuvole e temporali all’orizzonte

Hugo Boss Vendée Globe 2016 Alex Thompson
Hugo Boss – Credit: Lloyd Images / AT Racing

Vendée Globe 2016 – Trascorsa la prima settimana di navigazione, circa un terzo dei partecipanti ha già doppiato le Isole di Capo Verde percorrendo poco più di 2500 miglia. In testa <Hugo Boss> che ha superato <Banque Populaire VIII> grazie ad una buona accelerazione.

Si conferma la validità dell’utilizzo dei foil: cinque dei primi sei scafi della classifica sono dotati di questo dispositivo.
L’eccezione è rappresentata da <PRB> di Vincent Riou, in configurazione tradizionale, che si mantiene al secondo posto a circa 40 miglia, anche se tallonato molto da vicino dal terzo e quarto classificato.

vendee_globe_situazione_13112016Didac Costa, dopo l’avaria che lo ha costretto a tornare a Les Sables d’Olonne, ha potuto ripartire per la regata grazie ad una eccezionale mobilitazione del suo team.
I giorni di navigazione perduti per la riparazione pesano oltre 1800 miglia di svantaggio dal primo.

Diverse avarie si sono verificate su altri scafi: forse la più pesante quella che ha colpito <Initiatives Coeur>, con la parte terminale in carbonio dell’albero che si è spezzata.
Lo skipper per tentare una riparazione sarà costretto ad effettuare una sosta a Capo Verde o altrimenti al ritiro.

L’area di calma “ZCIT” tipica della zona di convergenza equatoriale si mostra insolitamente meno estesa ed all’orizzonte già si profilano nubi che annunciano ai primi sette skipper un possibile cambiamento delle condizioni meteo con l’avvicinarsi alla linea dell’Equatore.
La settimana che inizia, passate le zone di brezze leggere, sarà di grande impegno per gli skipper…