Storie di Mare
Andrea Doria – Costa Concordia
Come è cambiato il contesto generale
In occasione della celebrazione del 70° anniversario dell’affondamento dell’Andrea Doria mi è capitato di leggere numerosi articoli dedicati al tragico evento e mi sono ritrovato a fare una riflessione che sposta l’attenzione su altri temi.
Una riflessione che tocca le vicende umane, l’evoluzione tecnologica, il ruolo della comunicazione e, soprattutto, il modo in cui nel tempo è cambiata la reazione dell’opinione pubblica.
Per analogia di evento, anche se con dinamiche differenti, immediatamente il pensiero mi ha portato al più recente naufragio della Costa Concordia.
Mettendo a confronto i due drammatici eventi, pur rimanendo immutato il sottile confine tra sicurezza e fragilità, trovo cambiato il valore che attribuiamo all’esperienza, il modo in cui giudichiamo le persone, il concetto stesso di leadership e non ultimo l’influenza esercitata dai media nel descrivere la storia.
A distanza di oltre mezzo secolo siamo passati da una formula di racconto collettivo al racconto mediatico.
Nel caso dell’affondamento dell’Andrea Doria giornali, radio e televisione descrissero i fatti in modo relativamente sobrio e con tempi di una certa lentezza.
La ricostruzione della memoria passò per testimonianze e rielaborazioni posteriori che si protrassero nel corso degli anni successivi.
Il naufragio della Costa Concordia è stato vissuto, grazie alla disponibilità delle attuali tecnologie, praticamente in diretta mondiale: video amatoriali, registrazioni telefoniche, social network, notizie continue.
Impressione personale: una tragedia è diventata anche un evento mediatico.
Ma forse il cambiamento più interessante non riguarda soltanto il modo di raccontare ciò che è accaduto.
Riguarda il modo in cui una comunità attribuisce fiducia, costruisce la memoria di un evento e giudica il comportamento delle persone.
Potremmo definirlo, in buona sostanza, come il passaggio da una cultura fondata principalmente sui “ruoli” ad una cultura centrata sulla “persona”.
E tornando all’ambiente marino questa riflessione offre anche una differente chiave di lettura.
Negli anni ’50 il mondo si affidava soprattutto all’esperienza.
Oggi ci affidiamo alla tecnologia, alle procedure, alle certificazioni e ai dati.
Tutti strumenti indispensabili, che hanno contribuito a rendere la navigazione più sicura e più consapevole.
Eppure quando accade qualcosa di imprevisto, qualcosa che esce dagli schemi e per cui non esiste una procedura già pronta, la differenza continua a farla la qualità delle persone.
La loro preparazione.
La capacità di leggere la situazione.
La capacità di decidere.
La capacità di assumersi una responsabilità.
È una considerazione che parte dal mare, ma che inevitabilmente porta altrove.
Vale in mare.
Vale in azienda.
Vale soprattutto nelle piccole imprese!
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